Un linguaggio immediato

Lo sport possiede una caratteristica rara nelle relazioni internazionali: permette a persone che non condividono lingua, storia o istituzioni di riconoscersi immediatamente in regole, gesti, obiettivi e valori comuni.

Per questo un evento sportivo può essere molto più di un evento. Può diventare il primo punto di contatto tra amministrazioni, federazioni, club, imprese, scuole, giovani e territori.

Dalla neve alla relazione

Roccaraso e l’Alto Sangro offrono un laboratorio naturale. Le piste, le competenze tecniche, la sicurezza, l’innevamento, la formazione e la gestione della montagna possono essere utilizzati non soltanto per attrarre turismo, ma per costruire relazioni con altre comunità montane.

L’Irlanda offre un esempio interessante in senso opposto: non possiede grandi comprensori alpini, ma ha una struttura nazionale che rappresenta atleti irlandesi nelle discipline della neve. Un territorio come l’Alto Sangro potrebbe quindi interrogarsi sulla possibilità di offrire formazione, allenamento e infrastrutture a comunità sportive che non dispongono delle stesse condizioni geografiche.

Lo sport non è la relazione. È il motivo per cominciarla.

Aspen: quando il gemellaggio produce scambi

Aspen mostra che questa idea non è teorica. La sua rete di Sister Cities comprende importanti comunità montane internazionali e ha generato programmi concreti: scambi tra ski patrol, sci adattivo, studenti, professionisti sanitari, arte e cultura.

È un modello interessante perché il gemellaggio non termina con una firma. Diventa un’infrastruttura attraverso cui le competenze circolano. Per Roccaraso e l’Alto Sangro, Aspen potrebbe quindi rappresentare un interlocutore da esplorare all’interno di una futura rete internazionale di mountain communities.

Nagano e PyeongChang

Anche il Giappone offre un terreno molto interessante. Nella Prefettura di Nagano esiste una consolidata cultura di relazioni internazionali tra comunità montane: Nozawa Onsen, per esempio, è gemellata dal 1971 con St. Anton in Austria e ha sviluppato anche scambi tra maestri di sci.

Un eventuale rapporto con Roccaraso dovrebbe essere costruito con una municipalità specifica e compatibile, non genericamente con 'Nagano'. Nozawa Onsen è uno dei casi che meritano attenzione.

PyeongChang aggiunge la dimensione della legacy olimpica: sport, formazione, tecnologia, sicurezza e gestione della montagna possono diventare temi di cooperazione molto più ampi della semplice promozione turistica.

Non solo neve

Il principio, però, non riguarda lo sci. Può riguardare tennis, rugby, calcio, vela, atletica, ciclismo, golf o qualsiasi disciplina capace di esprimere una competenza e un’identità territoriale.

Nel tennis, per esempio, un torneo internazionale dura pochi giorni. Ma intorno a quel torneo possono nascere rapporti tra club, accademie, giovani atleti, sponsor, federazioni e amministrazioni. Nel rugby, una cultura sportiva condivisa può diventare il primo ponte tra comunità lontane: l’identità rugbistica dell’Aquila e la centralità del rugby nella cultura sportiva irlandese offrono un terreno intuitivo da esplorare.

Lo sport come punto di partenza

La diplomazia sportiva funziona quando non pretende che lo sport sia il risultato finale. Lo utilizza come prima lingua comune.

Un territorio può farsi conoscere attraverso una gara. Può iniziare una relazione attraverso una squadra. Può creare uno scambio professionale attraverso una pista. Può incontrare un’altra comunità grazie a un torneo.

Lo sport non è la relazione. È il motivo per cominciarla.

Non esiste quindi una sola diplomazia dello sport. Esistono tanti linguaggi sportivi quanti sono i possibili punti di incontro tra due comunità. E talvolta una relazione internazionale può iniziare proprio così: da una pista, da un campo, da una squadra o da una fiamma che diventano il primo pretesto per incontrarsi — e non l’ultimo motivo per restare in contatto.